Dal 21 marzo scorso (2018) un hastag , `#delelefacebook, si aggira per l’internet rimbalzando da twitter a vari siti. L’autore non è esattamente uno sconosciuto , ma Brian Acton co-fondatore di WhatsApp.

Il tweet fa seguito allo scandalo Facebook – Cambridge Analytica che ha rivelato un passaggio di dati personali (sottrazione o accordo poco importa ) dal colosso dei social network ala società britannica. Dati che sarebbero stati utilizzati per manipolare la campagna elettorale in favore di Donald Trump e persino della Brexit. Lo scandalo ha portato alla luce quello che tutti sapevano: non un spionaggio diretto da parte di Facebook, ma una profilazione spinta all’estremo e l’uso di algoritmi molto aggressivi che portano al così detto effetto “camera dell’eco” che certo non sono esattamente una tutela della libertà personale.

A poco sono valse le flebili scuse da parte del fondatore di Facebook (si legga “Mark è troppo tardi” su Matherboard) perchè vi sono state reazioni massicce come quella di Brian Acton o Elon Musk che ha cancellato la pagina ufficiale di SpaceX dal social network, e sembra farà lo stesso con le altre pagine delle sue aziende.

. Molti siti speiegano come cancellarsi da Facebook o cime difendersi in qualche modo dall’eccessiva ingerenza.

I tempi cambiano velocemente e la consapevolezza che sia necessaria una maggiore tutela della nostra privacy (che a ben guardare ha molto a che fare con la nostra libertà personale, ma andando ancora un po’ più a fondo anche con la nostra dignità ) ed una minore influenza di megastrutture quasi monopoliste si sta affermando. La nostra privacy vale più di un like.

Lucio GhezzoCloudsheadsFacebookDal 21 marzo scorso (2018) un hastag , `#delelefacebook, si aggira per l'internet rimbalzando da twitter a vari siti. L'autore non è esattamente uno sconosciuto , ma Brian Acton co-fondatore di WhatsApp. Il tweet fa seguito allo scandalo Facebook – Cambridge Analytica che ha rivelato un passaggio di dati personali...Risorse free e webbis