Il recente scandalo che sta travolgendo il colosso dei social network Facebook e che lo vede, assieme alla società di consulenza Cambridge Analytica, protagonista dello smercio illegale dei dati di 50 milioni di utenti Facebook, che sarebbero poi stati utilizzati per confezionare messaggi politici personalizzati al fine di influenzare le elezioni presidenziali americane del 2016 e forse anche  dellaBrexit dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, che Facebook campa dalla pubblicità e dai dati personali che noi gentilmente gli forniamo. E per usare una metafora non esattamente di buon gusto del consumatore non butta via niente: gusti personali  nei più svariati settori, tendenze sessuali, età, situazione familiare ed ovviamente tendenze politiche. Che li usi direttamente o indirettamente (che li abbia ceduti o si sia trattato di una sorta di furto è davvero poco rilevante) tutta l’enorme massa di dati sensibili di cui è in possesso il colosso americano viene utilizzato per profilarci in maniera estremamente raffinata e targhetizzata. Noi allegramente forniamo i nostri dati più intimi cadendo in quelle trappole di marketing che ci portano, quando usiamo, Facebook, in una sorta di stato di pre-coscienza dove il senso critico e ridotto al minimo. Sin dal primo approccio (di solito ” a cosa stai pensando?”) Facebook tenta di creare questo stato “confidenza personale” (anche se in realtà scrive un bot)  e di pre-coscienza unito ad una sorta di appartenenza ad una comunità vasta ed internazionale. In realtà i nostri post vengono letti da poche decine di persone. L’obnubilamento dei normale freni inibitori porta anche la conseguenza di creare  famosi “leoni da tastiera” che sfogano su Facebook rabbia ed aggressività senza ritegno. Questo stato mentale è stato sfruttato in maniera massiccia dalle forze politiche in campo per le recenti elezioni politiche in Italia. Forze politiche  che più che a ragionamenti ed analisi hanno fatto uso di slogan della serie URGENTE CONDIVIDETE TUTTI!!! per sfruttare lo stato mentale di cui si è parlato e di bot umani.

Naturalmente, vengono messe in piedi strategie sempre più raffinate ed avviluppanti per spingerci a consumare ed a fornire dati sempre più approfonditi di noi. E noi rimaniamo convinti di usare un servizio gratuito che invece paghiamo con tutte le informazioni che forniamo al social network e che potenzialmente possono essere usate a scopo politici e non solo commerciali. Inoltre, forse anche un po’ avventatamente, diamo l’autorizzazione all’utilizzo di nostri dati a decine di app che funzionano si FB.

Poichè i social network sono una struttura sovranazionale per mettere fine a questo loro strapotere occorrerebbe una struttura internazionale che abbia la forza per imporre e far rispettare leggi internazionali improntate allo spirito della razionalità e della democrazia. Ma un uso attento ed equilibrio da parte dei singoli individui sarebbe già una buona cosa.

Lucio GhezzoCloudsheadsFacebookIl recente scandalo che sta travolgendo il colosso dei social network Facebook e che lo vede, assieme alla società di consulenza Cambridge Analytica, protagonista dello smercio illegale dei dati di 50 milioni di utenti Facebook, che sarebbero poi stati utilizzati per confezionare messaggi politici personalizzati al fine di influenzare...Risorse free e webbis